Venezia 74 – ‘Lean on Pete’: umanità agli estremi


Lean on Pete è la toccante sorpresa di questa piovosa terza giornata alla Mostra del Cinema di Venezia. La drammatica storia del giovane Charley, raccontata nel film del britannico Andrew Haigh, ha conquistato il pubblico, che ha dedicato al regista e al giovane bravissimo interprete Charlie Plummer un lungo e intenso applauso alla fine della proiezione in Sala Grande.

La forza del film sta proprio nel suo essere puro cinema, nel nel suo rappresentare la vicenda grazie a tutta la bellezza del soggetto, l’intensità delle immagini e il lavoro degli attori, che in questo caso è ottimo. La pellicola è tratta dal romanzo La ballata di Charley Thompson di Willy Vlautin. Il titolo del film però cambia e mette al centro della vicenda il rapporto del giovane Charley con Lean on Pete, un cavallo da corsa col quale sembra condividere la triste condizione di rifiuto e solitudine.

Ma fermarci a considerare Pete come alter ego di Charley sarebbe sbagliato, al contrario infatti più che essere un suo simile, il cavallo rappresenta tutto quello che il ragazzo non vuole perdere, quello che si rifiuta di abbandonare.

La storia di Charley è dura, ingiusta e crudele, ma la forza con cui il ragazzo la affronta è così matura e sorprendente che non può non commuovere. Anche quando l’aiuto sembra vicino, Charley lo rifiuta sempre, vuole ottenere le cose da solo, non riceverle per pietà, vuole arrivare alla fine del suo viaggio a modo suo e alla fine sia lui, ma anche noi, dovremo rassegnarci alla sua ingiusta perdita.

Lean on Pete è un film triste come è giusto che sia, ma è un film bellissimo, che ci parla di umanità agli estremi, che ci parla dell’importanza di lottare per tenere vicine le cose che amiamo, per restare esseri umani con dignità anche quando tutto intorno sembrerebbe giustificare la nostra resa.

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