The Northman

Il mulino di Amleto (di Giorgio De Santillana e Hertha Von Dechend) è un libro abbastanza complesso, rognoso da leggere che indaga il rapporto tra l’astronomia e l’antropologia, ovvero il rapporto tra l’osservazione delle stelle e i costrutti narrativi che gli uomini ci hanno fatto sopra, speculando che i miti comuni a molte civiltà localizzate ai punti distanti del globo terracqueo derivino dall’osservazione di uno stesso cielo più che hai flussi migratori.

A me personalmente ha rivelato un’altra cosa: l’Amleto di Shakespeare era ispirato ad una leggenda molto più antica della sua ambientazione.

In realtà, fin dalle prime scene (sebbene finga di essere aderente alla leggenda) The Northman di Eggers si rifà più al fantasy pulp, allo sword and sorcery anni 40 di Robert E Howard che al materiale originale o alla ben più nota versione del bardo.
Allo stesso tempo però il regista non rinuncia a quelli che sono i suoi marchi di fabbrica, l’estrema ricercatezza visiva e lessicale e i momenti mistici, surreali visivamente stranianti. Tutta la pellicola vive di questa tensione, una continua ricerca di un equilibrie di uno stile.
Ed è qui il suo primo punto debole, non scegliere mai del tutto, se una versione estrema del Conan di Milius, grondante sangue, interiora e pullulante di personaggi segnati dal destino è dagli dei, o se essere una ricerca della visione che va oltre il semplice videoclip.

La cura nella rappresentazione della violenza, della feralità di alcune tradizioni, ma anche l’aderenza storica geografica, permettono di non liquidarlo alla leggera. Ma allo stesso tempo però la ricerca di uno sguardo ammiccante verso lo spettatore, con una colonna sonora folk metal e alcune sequenze oniriche che sfociano nel fantasy puro, non gli permettono di colpire fino in fondo.

Anche dal punto di vista attoriale si percepisce questa dualità, gli attori infatti fanno del loro meglio per far trasparire il più possibile la durezza della vita e l’implacabilità del destino anche quando si cerca la pace, ma soffrono di una mancanza di base congenita nel sistema cinematografico stesso (solo di rado abbandonata con molta fatica e magari ore di trucco): Sono belli.

Nonostante i più encomiabili sforzi, anche coperti di sangue, anche sfigurati dall’odio non riescono a non sembrare degli attori in un videoclip metal.

The Northman rimane una piacevole visione e un buon tentativo di riportare la leggenda di Amleto alla sua componente più arcaica e leggendaria, ma non riesce ad essere coerente con il rigore dei due film precedenti dell’autore (the Witch e The Lighthouse)

Dario Ardossi

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