Tick, Tick…Boom! – recensione doppia

Ecco a voi un’altra ‘recensione doppia‘! Eh sì, capita anche alle FEMS di avere opinioni piuttosto diverse su un particolare film, quindi, anche nel caso del musicalissimo Tick, Tick…Boom!, abbiamo deciso di proporvi due punti di vista differenti, con le recensioni di Maria ed Eleonora.

 

L’autore di musical Lin Manuel-Miranda (qualcuno penserà ad Encanto) esordisce al cinema con l’autobiografia musicale Tick, Tick…Boom del genio scomparso Jonathan Larson, autore di RENT, qui interpretato da un vibrante Andrew Garfield. Un musical quindi, ma decisamente non come te lo potresti aspettare, le canzoni e le coreografie spuntano con naturalezza da qualsiasi cosa accada, tocchi o ispiri Larson, sembra di sostare con naturalezza nella folle testa di un musicista, che è alla ricerca dell’ultima canzone del suo musical d’esordio Superbia ma non la riesce a trovare. La sua testa continua a fare Tick, Tick…ma non arriva non arriva il Boom, la canzone non c’è ed ha davvero pochissimo tempo per trovarla, prima dello scadere del tempo: l’arrivo dei trent’anni. Una data cardine dopo la quale nulla è più come prima, le sue ansie e le apprensioni, le domande che gli ronzano nella testa, somigliano a quelle di tanti 29enni…meno musicalmente dotati.
MARIA

 

 

Tick, Tick….Booom! Il tempo è agli sgoccioli, la bomba sta per esplodere. Vi trovate alla soglia dei trent’anni, o lì attorno, e non avete ancora realizzato il grande sogno della vostra vita. O un obiettivo più piccolo, oppure un obiettivo non ce l’avete proprio… Questo il senso del titolo e il tema di contorno del primo film da regista di Lin-Manuel Miranda. E con una premessa così, il richiamo per il pubblico di oggi, soprattutto ‘Millennial’, è davvero forte. Il film però non è solo questo, è molto altro e ci porta in un coinvolgente percorso musicale senza indicare però una direzione chiara. Ma andiamo con ordine.

Tick, Tick….Booom! è la trasposizione cinematografica del musical autobiografico del 1991 di Jonathan Larson e racconta gli eventi attorno alla creazione di un precedente lavoro dello stesso Larson, Superbia, musical distopico che non verrà però mai messo in scena a Broadway. Il meccanismo narrativo, già dalle prime note, è quello della ‘play within the play’, l’opera (musicale) all’interno dell’opera e il ritmo accattivante dei brani ci porta subito nel vivo della vita di Jon (Andrew Garfield), proprio nel momento in cui, alla soglia dei trent’anni, investe ogni tipo di risorsa ed energia per realizzare quello che sogna essere il suo grande successo. Il film parte da qui per indagare i rapporti personali del protagonista con gli amici, la sua partner e il mondo che lo circonda, quello della New York dei primi anni ’90, dove lo spettro dell’AIDS è molto più che un distante pericolo, ma una tragedia che tocca i protagonisti molto da vicino.

I personaggi sono profondamente umani e i brani musicali mettono in risalto proprio questo aspetto. Il film però, nonostante questo, appare un po sconnesso e lascia l’impressione di un collage frammentato appartenente ad un mondo un po’ lontano. La produzione in effetti cominciò a inizio 2020 e, interrotta a causa della pandemia, riprese qualche mese dopo. Nel frattempo però, in mondo non era più lo stesso e alcune tematiche forse possono sembrare un po’ più lontane ad un pubblico che si sta abituando a ragionare meno su progetti e obiettivi fissi. Le performance degli attori sono ottime, a partire dal giustamente acclamato Andrew Garfield, perfetto nel ruolo del protagonista e molto convincente come artista musicale. Molto toccante anche la parte finale del film, con riferimento alla biografia di Jonathan Larson. L’impressione però rimane quella di un film che sarebbe dovuto uscire qualche anno prima, un flashback musicale, che si guarda con attenzione, ma non lascia il segno.
ELEONORA

 

 

 

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