La ragazza con la Leica di Alina Marazzi
Fotogramma dal film
Il film comincia con il racconto dell’ultimo giorno a Parigi di Gerda Taro prima di partire per la Spagna, dove si recherà per raccontare la guerra civile spagnola facendo un reportage da Brunete.
Il racconto di Gerda è tratto dall’omonimo romanzo di Helena Janeczeck in cui si delinea, grazie anche ad alcune testimonianze di persone che hanno avuto modo di conoscerla, il profilo di questa fotoreporter negli anni in cui l’Europa e il mondo stavano pericolosamente avvicinandosi al secondo conflitto mondiale.
Il film è una narrazione non lineare della storia di Gerda e del suo gruppo di amici scappati da una Germania in cui si delineavano già quelli che poi saranno le basi del regime nazista.
La Gerda che troviamo nelle prime immagini è una ragazza piena di vita, in una Parigi in festa durante il giorno del 14 luglio 1937, dove si delinea già il profilo della protagonista e la forza con cui porterà, fino all’ultimo momento della sua vita, le sue convinzioni e le sue scelte a termine, ovvero raccontare la guerra civile spagnola; durante il film questa sua quasi ossessione per il momento storico spagnolo, diventa una forma di assoluzione, per lei, poiché si sente in colpa, di non aver fatto nulla, o abbastanza, per impedire l’ascesa di Hitler in Germania, e guarda con ammirazione alla Spagna e al senso di ribellione nei confronti del regime, come ad un esempio di lotta necessaria.
La storia di Gerda e di Capa è romanzata e si percepisce una costruzione forzata di alcuni avvenimenti o dialoghi ma questa consapevolezza lo spettatore l’acquista subito dopo i primi minuti del film, soprattutto viene mostrata una Gerda ragazzina capricciosa che probabilmente non era affatto. La figura di Capa è marginale quando fondamentale nell’avvicinare la Taro alla fotografia, dalla firma dei primi reportage insieme fino poi alla scissione dei due in “Photo Capa” e “Photo Taro”.
Il film si regge principalmente e fondamentalmente, sulle immagini e filmati originali e di repertorio della Parigi degli anni ’30, della Germania con tutte le sue contraddizioni e delle immagini di Ostia, possiamo dire che quasi la metà del film è una narrazione documentario, grazie anche alla presenza delle immagini originali degli archivi dei due fotoreporter.
Purtroppo, il film si conclude con la prematura scomparsa, a soli 26 anni, della fotografa proprio a Brunete, dove verrà uccisa mentre è in missione. Come ultima nota viene raccontato, in piccola parte, il giallo sull’archivio della reporter per molti anni scomparso e successivamente ritrovato solo nel 1997. In conclusione, il film vale la pena vederlo per i filmati d’archivio e per conoscere la figura, se ancora non si consce, di Gerda Taro, con una colonna sonora perfettamente costruita sui personaggi e la loro voglia di vivere.
Con la speranza che questo film possa non solo far conoscere Gerda Taro come fotoreporter e non solamente come la compagna di Robert Capa, ma che possa essere sempre d’insegnamento il passato per non far si che le cose si ripetano nel nostro tempo.
di Eleonora Arena